“Operazione Km zero”

Si chiama progetto chilometro zero, l’operazione con cui Coldiretti Veneto vuole convincere mense, chef e grande distribuzione a proporre ai Consumatori preferibilmente prodotti Stagionali del territorio
Dietro al termine km zero - mutuato dal protocollo di Kyoto - c’è il tentativo di cambiare stile di vita ricordando che se pranziamo con i] vino australiano, prugne cilene e carne argentina spendiamo in termini energetici più di quel che ingurgitiamo.
Far volare il vino e far navigare la carne contribuisce in modo significativo all’emissione di anidride carbonica, mentre cibarsi in modo energeticamente corretto (con prodotti locali) permette di risparmiare decine di chili di petrolio.
Accorciare le distanze significa dunque aiutare l’ambiente, promuovere il patrimonio agroalimentare regionale e abbattere i prezzi.
Accade già nei mercatini agricoli distribuiti su quasi tutto il territorio regionale dove le tipicità vengono vendute senza intermediazioni, niente imballaggio e nessun Costo di conservazione.
È anche questo il motivo del successo dei distributori automatici di latte, sempre più diffusi perché favoriscono l’acquisto Consapevole e la sicurezza del prodotto rintracciabile.
Solo in Veneto esiste un circuito di ristoratori che si sono impegnati a servire “menù a km zero” ovvero pasti realizzati con ingredienti provenienti dalle campagne circostanti.
Amministrazioni pubbliche stanno orientando i bandi per le mense scolastiche secondo i criteri prioritari individuati dalla proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da Coldiretti.
Grazie a 25 mila firme raccolte in 4 mesi, il “km zero”è una legge regionale, la prima a livello nazionale del genere, che riconosce le mense collettive. la ristorazione privata e i supermercati che adottano la produzione enogastronomica veneta nella misura percentuale dal 30 al 50 percento.


Giorgio
Piazza
presidente Coldiretti Veneto

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“Menù a km zero”
In Veneto oltre una ventina di locali (osterie, trattorie, snack bar, locande) hanno adottato la carta “menù a km zero”.
Si tratta di una scelta etica intrapresa dal ristoratore per ridurre l’impatto ambientale e sostenere una cucina tradizionale.
Un pasto medio percorre quasi 2mila chilometri prima di arrivare a tavola. Un viaggio fatto a spese dell’ambiente e delle nostre tasche.
Ad esempio una bottiglia di vino australiano ha macinato più di 16 mila km prima di arrivare sugli scaffali del rivenditore italiano, bruciando durante il tragitto 9,4 kg di petrolio per 29,3 chili di anidride carbonica immessa nell’atmosfera.
Non è solo una questione di inquinamento atmosferico: l’energia servita a produrre, trasportare e mantenere in buono stato “le primizie estere” è maggiore di quella ottenuta dal consumatore finale in termini nutrizionali.
Per questo i locali contrassegnati da apposita targa Coldiretti ‘km zero” danno la preferenza agli alimenti del proprio territorio, provenienti dalle campagne circostanti.
Sul tavolo del ristorante il menù riporta per ogni piatto, dall’antipasto al dessert, il calcolo dei chilometri percorsi dagli ingredienti usati dallo chef.

 

 

“Km zero è una legge regionale voluta

da 25 mila consumatori”

Tutte queste iniziative fanno capo ad una proposta di legge avanzata da Coldiretti Veneto per la quale sono state raccolte 25 mila firme in pochi mesi.
Il testo di legge prevede la presenza di alimenti tipici, legati al territorio nelle mense collettive di asili nido, Scuole di ogni ordine e grado, ospedali, residenze per anziani e nei menù della ristorazione.
Il comparto agricolo regionale produce frutta, latte formaggi, carne, uova, vino e zucchero con livelli di alta qualità e in quantità superiori al fabbisogno dei 4 milioni e 650 mila veneti. Ciò nonostante il Veneto è la seconda regione in Italia per importazione di prodotti agricoli dall’estero spacciati per territoriali e destinati alle mense di 40 ospedali, 269 centri servizio per anziani 359 scuole elementari e medie e
- 20 università.
L’impegno di centomila imprese che gestiscono più di un milione e duecentomila ettari pari a 2/3 della superficie totale corrisponde ad una produzione lorda vendibile pari a circa 5 miliardi di euro.
Dalle Dolomiti al litorale adriatico, dalla laguna al Delta del Po’, dalle città d’arte ai centri termali senza scordare i fiumi, il Veneto, con i suoi paesaggi rurali, la sua storia artistica e il patrimonio enogastronomico è apprezzato ogni anno da oltre 12 milioni di turisti che soggiornano in circa 3.200 strutture alberghiere.
La Regione Veneto, non poteva che non tener conto della bontà della petizione ed accogliendo i documenti completi ha avviato l’iter amministrativo per le procedure necessarie a farla diventare a tutti gli effetti legge regionale: LA NUMERO 7 DEL 25 LUGLIO 2008.

Testi a cura di Sandra Chiarato